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GERMOGLI DI PIETRA

Categoria // Orientamenti, Architettura

Sembrano nascere dalla terra in modo naturale come un’opera di land art i volumi del nuovo Centro di Interpretazione della Tecnologia nei Paesi Baschi.

GERMOGLI DI PIETRA
Si chiama BTEK – Centro di Interpretazione della Tecnologia all’interno del Parco Tecnologico di Bizkaia, ed é stato inaugurato lo scorso 9 giugno a Derio, comune spagnolo nella comunità autonoma dei Paesi Baschi.

Progettato da un giovane architetto spagnolo, Gonzalo Carro López dello studio ACXT, questo centro ha lo scopo di avvicinare alle nuove tecnologie i giovani - soprattutto gli studenti della scuola secondaria – e di promuovere la cultura scientifica e tecnologica.


Il complesso è stato pensato come una serie di volumi primordiali nel momento in cui nascono emergendo dal terreno: un’opera di land art che costituisce un segno nel territorio, un punto di riferimento con un interessantissimo impatto ambientale, verso il quale convergere come catalizzatori del concetto di tecnologia. I due tagli di piramide che crescono dall’erba sono separati ma in realtà annunciano tutto lo sviluppo della struttura che si svolge sottoterra.


Il primo è un volume scuro, più pesante e chiuso da tre facciate in metallo, la cui copertura è interamente coperta da pannelli solari. Le energie rinnovabili hanno un ruolo determinante in questo progetto, quasi interamente autonomo da un punto di vista energetico: oltre al solare termico, si è ricorso a pannelli fotovoltaici e a un impianto geotermico che di fatto rende climaticamente perfetto il comfort interno agli ambienti.


La seconda piramide, che fronteggia la prima, è chiusa da due facciate di tamponamento e da un tetto di erba artificiale che nasce come prolungamento del terreno naturale. Le coperture del collegamento sotterraneo sono anch’esse di erba artificiale, si fondono con la terra e l'ambiente che li circonda, quasi a stupire proponendo un dialogo tra naturale e artificiale che è il fulcro culturale dell’intero intervento.


Si entra sottoterra attraverso il primo volume, passando accanto ai pannelli fotovoltaici e infilandosi nella fessurazione di un angolo che segna l'ingresso all’edificio e alla rampa d’ingresso. Man mano che si scende si prova la sensazione di entrare in un prisma che copre e accoglie il visitatore fino allo spazio della reception, denominato “desfiladero”, la gola, per via delle sue strette dimensioni e dei 18 metri di spazio a tutt’altezza.

Le fughe sono accentuate dal restringersi del percorso e dalla decrescente altezza del soffitto man mano che si avanza nel Centro. Tutto il complesso si sviluppa poi in tre piani che ospitano sale, nelle quali comunque la luce naturale viene tirata dall’alto attraverso tagli suggestivi nella struttura.


Il tutto a dimostrare che, pur non rinunciando agli aspetti di tecnica costruttiva che ne garantisca la funzionalità migliore e il minore costo energetico, oggi un progetto sostenibile è in grado di proporre realizzazioni di grande effetto e forte scenograficità senza rinunciare a nulla della sua impostazione ideologica attenta al migliore impatto ambientale .
Graziella Dolfi

Pubblicato:

Giovedì, 22 Luglio 2010

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