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UNA SFIDA VINTA

Categoria // Orientamenti, Architettura

All’Università di Yale è stato inaugurato uno degli edifici sostenibili più verdi del pianeta: la Kroon Hall School of Forestry & Environmental Studies.

UNA SFIDA VINTA
La Kroon Hall School of Forestry & Environmental Studies è l’edificio più verde della Università di Yale, e uno dei migliori del pianeta, grazie all’ottenimento della certificazione LEED Platinum, la più severa e completa richiesta dagli Stati Uniti per il comportamento energetico e ambientale degli edifici.
 
È stato insignito del premio 2010 AIA/COTE Top Ten Green Project per aver raggiunto i suoi numerosi e ambiziosi obiettivi attraverso un protocollo sia progettuale che di realizzazione, molto articolato e complesso. La sfida era fare di un edificio come Kroon Hall, inserito in un contesto affollato da altri antichi edifici cupi in pietra arenaria e tutto da recuperare con la sua impostazione chiusa da vecchia centrale elettrica, unesempio di perfetto inserimento ambientale e al contempo un complesso funzionale ricco di luce, apertura verso l’esterno e connessione con il mondo esterno.
 
Lo scopo di questo obiettivo di sostenibilità della Università di Yale era di ottenere che la Kroon Hann consumasse il 58% in meno di energia di un edificio analogo.
La Kroon Hall, una costruzione rettangolare stretta che ospitava una vecchia centrale elettrica di epoca industriale, imponente col tetto curvo e costruita in pietra, cemento, acciaio e vetro, è situata tra due edifici esistenti destinati agli studi scientifici, dando spazio in questo modo a due cortili erbosi. Ancora oggi, dopo la sua radicale ristrutturazione, continua a rapportarsi perfettamente in un contesto in cui, dall’altra parte della strada c’è un edificio di Eero Saarinen, e altri edifici neogotici.
 
Il progetto è stato portato avanti da un pull di professionisti molto esteso, dove Centerbrook Architects and Planners hanno collaborato con Design Architects, Hopkins Architects di Londra, assieme a un vasto team di consulenti tecnici come ARUP engineers, Atelier 10, Nitsch engineering, Kalin Associates, e Olin Partnership.
 
La nuova dimora della Yale School of Forestry and Environmental Studies (FES) intende porre un punto fermo inequivocabile sul nuovo orientamento della Università in tema di sostenibilità e di tutela ambientale. Vuole essere un punto di riferimento che ispiri sia la costruzione dei nuovi edifici nel mondo, ma anche il recupero sostenibile degli edifici esistenti, sia destinati alle università che ad altre istituzioni di ogni genere.
 
L'edificio è lungo e sottile, quasi una miscela modernista tra la navata di una cattedrale e un fienile del Connecticut, orientato in modo da assorbire calore sia dal tetto che dal terreno, e da essere inondato di luce naturale. Le pareti esterne in pietra arenaria dell’Ohio sono rivestite in accordo con gli altri edifici del campus, ma le feritoie di abete su entrambe le estremità di vetro del palazzo tradiscono una logica estetica molto più attuale.
 
Un esteso cortile a verde svolge la stessa funzione ossigenante di un tetto verde, accanto a una zona a verde acquatico che ospita riso selvatico, iris e altre piante adibite alla funzione di purificazione delle acque meteoriche. 
L'obiettivo di ottenere il 58% di riduzione dei costi per l’energia ha portato in primo luogo a studiare come ridurre al minimo il fabbisogno energetico dell’edificio intervenendo su quanto era possibile intervenire: l'ubicazione, l'uso della forma dell'edificio, i materiali, l’ottimizzazione dell’uso energetico e la ventilazione naturale.
 
Per esempio, la forma lunga e sottile dell'edificio, esposto a sud, ha consentito di massimizzare l'accumulazione passiva di calore e l’illuminazione naturale in tutto l'interno, oltre a essere stata utile per l'orientamento ideale sia per i 100 kilowatt di pannelli fotovoltaici sul tetto che generano il 23% della energia necessaria, sia per le unità destinate al riscaldamento dell’acqua sanitaria incastonate nei muri. Un impianto geotermico installato sottoterra per tutta l’estensione della superficie coperta assolve al riscaldamento invernale di tutta la struttura.
Dei sensori di luminosità interna fanno accendere le luci artificiali solo quando i lux scendono sotto una soglia predeterminata, mentre gli spessi muri in pietra e cemento garantiscono una massa termica tale da mantenere lungamente la temperatura interna degli ambienti calda in inverno e fresca in estate. Il sistema di climatizzazione interno è agevolato poi da un corpo scale centrale che funziona anche da torre del vento, portando in altro l’aria eccessivamente calda in estate ed espellendola attraverso aperture nel tetto.
 
In sostanza, attraverso un progetto orientato alla ventilazione naturale e al controllo termico interno grazie alla struttura stessa dell’edificio, la Kron Hall ha consentito di ricorrere al minimo a impianti sia di riscaldamento che di raffrescamento estivo, abbattendo in maniera radicale il fabbisogno energetico dell’intero complesso.
 
Tutti i possibili dettagli di raggiungimento della sostenibilità sono stati attivati in ogni aspetto del progetto: l’utilizzo di acqua potabile è stato ridotto all'81% rispetto alla norma attraverso un'unità di conservazione della funzionalità idraulica, che permette di centralizzare il controllo del fabbisogno di acqua. I pannelli di quercia rossa del rivestimento interno provengono da una foresta nel Connecticut di proprietà della stessa Università di Yale. Si è calcolato addirittura che la sola comunicazione sempre via web tra architetti e consulenti, come lo scambio regolare di documenti sempre e solo in forma telematica, abbia consentito, solo in fase di progettazione, un risparmio di più di 100.000 dollari tra risme di carta, tempi e spese di consegna.
 
Un progetto a tutto tondo quindi, che dimostra non solo la perfetta flessibilità e rispondenza a obiettivi complessi che può dare l’architettura sostenibile, ma anche l’importanza che può avere una committenza forte, motivata, informata e determinata. In questo l’Università di Yale ha aperto un fronte importante nella diffusione della cultura della sostenibilità presso i grandi investitori, i veri attori oggi della inversione di tendenza definitiva e radicale verso un'architettura finalmente più intelligente e funzionale.
Graziella Dolfi

Pubblicato:

Giovedì, 13 Gennaio 2011

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