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TORRI NUOVE

Categoria // Orientamenti, Architettura

Un recupero edilizio di vasta scala regala alla città di Sesto San Giovanni un esteso esempio di architettura sostenibile di qualità.

TORRI NUOVE
Si tratta di un progetto promosso da una azienda, la Campari, che ha deciso di riqualificare in profondità la propria area prima occupata dalle sue fabbriche, offrendo alla città un sistema architettonico articolato di residenze e servizi all’avanguardia dal punto di vista energetico e ambientale.
 
Il progetto di recupero edilizio consiste nello sviluppo di due torri residenziali in classe A rispettivamente di 9 e 13 piani, progettate dagli architetti Mario Botta e Giancarlo Marzorati , strutturate in due cilindri tagliati da piani verticali e dotate di tecnologie per la sicurezza di ultima generazione, parcheggi totalmente interrati e area fitness indoor integrata.
 
Ogni elemento delle residenze è orientato alla qualità dell’abitare, sempre con un occhio molto attento al rispetto per l’ambiente e al risparmio energetico. Lo si nota ad esempio nell’impiego della falda acquifera sotterranea in funzione di climatizzatore naturale, attraverso un sistema di distribuzione del calore e di raffrescamento pensato ad acqua e a bassa temperatura.
 
A 20 minuti di metrò da Piazza Duomo a Milano,di circa 100 appartamenti, realizzati su una superficie lorda pari a circa 14.276 metri quadri, rappresentano una parte del più ampio piano per la rifunzionalizzazione dell’ex sito industriale dismesso nel 2004. Il programma prevedeva la realizzazione del nuovo headquarter Campari, inaugurato nel 2009 e di un museo dedicato alla storia della nota azienda italiana per un totale di 80 milioni di euro. L’intorno mantiene i valori originari del luogo, la Villa Casa Alta in particolare. Tutto inserito in una vasta area verde di oltre 6mila mq.
 
L’edificio della nuova sede Campari è imponente e articolato su due corpi di fabbrica principali incernierati tra loro. L’uno denominato torre ha 9 piani fuori terra e due piani interrati, mentre l’altro ha la conformazione di un ponte e ha due soli piani, il quarto e il quinto, oltre ai due interrati. Questi due edifici sono completati da due ulteriori porzioni, la prima costituita da un antico edificio industriale dell’inizio del secolo scorso che ospitava la vecchia fabbrica Campari e la seconda denominata lobby: una grande piazza caratterizzata da una copertura curvilinea che digrada verso uno specchio d’acqua e realizzata in legno lamellare con una copertura vegetale.
 
Negli edifici si mescolano con grande armonia il vetro delle facciate e delle pareti mobili, il cotto toscano del brise soleil, il granito bianco utilizzato per pavimentare gli spazi comuni (reception, lobby, scale e vani ascensori fino al piano terreno), il gres porcellanato grigio antracite per gli uffici ed il legno del controsoffitto e delle boiserie che ricopre i corpi interni dove si trovano i vani scala degli ascensori ed i locali tecnici. Il tutto ispirato a principi estetici senza dimenticare l’obiettivo primario di ottimizzare in ogni funzione il maggiore risparmio energetico possibile.
 
“Siamo soddisfatti del lavoro svolto - dichiara l'arch. Botta-  sin qui abbiamo partecipato con un importante intervento alla trasformazione di Sesto da Città delle Fabbriche a città del terziario avanzato. Senza fare tabula rasa del passato, ma conservando memoria dell’edificio di archeologia industriale, abbiamo recuperato un segno indelebile della storia dell’azienda e dell’evoluzione della città. Coi volumi puri si è costruito il nuovo sito in modo che l’architettura sostenibile possa inserirsi tra le preesistenze novecentesche in nuova configurazione del suolo, in connessione diretta con la storia e la memoria peculiari del luogo, in omaggio alle aspirazioni e ai valori della cultura contemporanea”.
 
Per Botta il progetto delle Residenze di via Campari ha permesso di sviluppare ulteriormente la sua riflessione sul senso dell’abitazione contemporanea. “Disegnare queste case è stata un’occasione per testimoniare la mia idea sull’abitare oggi. Ritengo che la casa debba recuperare il suo significato primordiale, tornare a riproporsi come la casa di Adamo, capace di evocare la funzione primaria di protezione. La casa è rimasta nel subconscio il luogo dove l’uomo può rigenerarsi, può ritrovare se stesso, può recuperare la sua storia, la memoria, può fantasticare; è il luogo dove l’uomo può idealmente ricongiungersi con la collettività, e dove può sentirsi parte di un disegno comune. In quest’ottica disegnare una casa equivale al tentativo di trasformare le superfici richieste in spazi capaci di dialogare con gli elementi esterni.”
Gemma Sinibaldi

Pubblicato:

Giovedì, 25 Novembre 2010

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