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RITORNO ALLA TERRA

Categoria // Orientamenti, Architettura

In una scuola costruita interamente in bioarchitettura si dimostra l’effetto che uno spazio del tutto naturale ha sullo sviluppo delle competenze.

RITORNO ALLA TERRA
Anna Heringer, architetto austriaco, ed Eike Roswag (Germania), sono stati premiati per questo progetto in bioarchitettura con l’Aga Khan Award for Architecture nel 2007, per aver creato un nuovo concept scolastico, sociale oltre che architettonico: la METI School handmade a Rudrapur in Bangladesh. 

Il METI (Modern Education and Training Institute) è un particolare sistema educativo e il risultato di una vasta conoscenza e pratica dell’educazione infantile integrata con lo sviluppo rurale, che tiene conto della stretta e costante relazione tra ambiente e territorio.

METI mira a promuovere le capacità e gli interessi individuali tenendo conto delle diverse velocità di apprendimento degli studenti in una forma di apprendimento libera e aperta.
Una vera e propria alternativa al tipico approccio delle lezioni frontali, cioè lezioni uguali per tutti e poco interattive a cui siamo stati tutti abituati in tutti gli angoli del pianeta. 

L'architettura della scuola realizzata a Rudrapur rispecchia questi principi: vi sono diverse tipologie di spazi nei quali si rende possibile questo nuovo e personalizzato approccio all'insegnamento e all'apprendimento. 
Al piano terra, costruito interamente in bioarchitettura con spessi muri di terra cruda, si trovano tre aule ognuna con il proprio accesso verso un sistema organico “a grotte” nella parte posteriore della classe. 
Le “grotte” sono spazi importantissimi per l’equilibrio psicofisico degli alunni: il loro interno, tutto in materiali naturali, è fatto per essere sfiorato, per accoccolarvisi dentro, per ritirarsi come in una sorta di pensatoio isolato o per trovarsi in piccoli gruppi a ragionare o conversare. 
Il piano superiore è, al contrario del piano terra, luminoso e arioso, con le aperture nelle pareti di bambù che offrono ampie vedute su tutto l’intorno e i suoi interni di grandi dimensioni che forniscono spazio per il movimento. 
La vista si estende a tutte le cime degli alberi e al laghetto. Luci e ombre, filtrando dalle canne di bambù, creano dei giochi sul pavimento di terra, contrastando con i materiali dei sari multicolore sul soffitto. 

L’effetto di contrasto e al tempo stesso di equilibrio tra il colore della terra e i colori vivacissimi delle stoffe crea una sorta di rassicurazione intima degli allievi, perché rievoca i colori che tutti i bambini sono abituati a vedere una volta tornati a casa o nelle campagne con la loro famiglia. La volontà è proprio quella di non creare interruzioni emotive nella loro percezione dello spazio, in modo da non inquinare con sensazioni nuove e sconosciute il loro processo di apprendimento.
I materiali naturali con cui si è realizzato tutto l’intervento hanno proprio la funzione di non interrompere con sbalzi percettivi lo svolgersi delle attività giornaliere.

Lo stesso modo in cui è stata costruita la scuola contribuisce a creare una profonda sensazione di familiarità: gli spessi muri del piano terra sono fatti con una miscela di fango e paglia, che sono stati portati sul posto da mucche e bufali, gli stessi che gli allievi trovano a casa o sulle strade.
I soffitti invece sono stati armati con incroci di lunghi bambù a reggere i pavimenti superiori: tutti materiali naturali consueti e familiari, applicati con tecniche di costruzione aggiornate.
Queste infatti sono state affinate dietro la supervisione dei due architetti europei che hanno avuto modo di addestrare le maestranze locali, partendo però dalle loro competenze specifiche consolidate nei secoli. Il risultato è stata la perfetta fusione di pratiche artigianali e pratiche più avanzate tipiche della nostra cultura europea, portate anche da imprenditori provenienti da Germania e Austria, che hanno formato 25 imprenditori locali fornendo loro “help to self-help” professionale.

Tutto questo a completare un progetto di bioarchitettura che di sostenibile non ha solo il comportamento della costruzione in sé ma tutto il processo di produzione, oltre alla qualità della vita di chi vi passerà l’infanzia a studiare, a dimostrare che l’approccio “sostenibile” è un approccio non solo tecnico ma soprattutto psicologico. 


per approfondimenti:
www.anna-heringer.com
www.zrs-berlin.de
Gemma Sinibaldi

Pubblicato:

Giovedì, 01 Aprile 2010

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