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LAGHI VERTICALI

Categoria // Orientamenti, Architettura

Anche un grattacielo può essere un esempio di architettura sostenibile. A Chicago il primo grattacielo verde del mondo progettato interamente da un team di donne sta facendo la storia.

LAGHI VERTICALI
L’Aqua Tower di Chicago non doveva essere un edificio “verde” nei piani iniziali del suo committente, La Magellan Corporate Group. Doveva solo essere un bel grattacielo sulla sponda del lago Michigan, che ospitasse appartamenti, uffici e un albergo. Un progetto di livello, ma come tanti altri.
La conoscenza fortuita a una cena tra James Loewenberg, developer della committenza, e Jeanne Gang, titolare di uno studio di architettura di 35 donne, ha cambiato le sorti di quella fetta di cielo, facendola diventare un prototipo di sostenibilità destinato a fare storia.
Le caratteristiche di risparmio e controllo energetico oltre alle innovative soluzioni di progetto contenute in questa costruzione sono bastate a convincere la giuria del Premio Emporis Skyscraper ad assegnarle il titolo di migliore grattacielo mondiale dell’anno 2009.
Il motivo più visibile e meno tecnico, è il concetto progettuale del grattacielo: una costruzione di 82 piani, tutti con balconi abitabili. Un fatto rarissimo se non unico nelle scelte dei progettisti di oggi. Avere la possibilità di vivere comodamente un terrazzo a più di 200 metri di altezza era considerato fino a oggi pura follia, ed era riservato a qualche appartamento o qualche suite privilegiata. Qui, tutte le unità abitative possono godere di uno spazio esterno, grazie alla particolare conformazione della facciata, che riproduce la topografia delle rocce e dei laghi dell’Illinois attorno a Chicago, come una sorta di memento plastico della collocazione del grattacielo.
Questa forma scultorea apparentemente casuale ha consentito, grazie all’uso di potenti software, di prevedere a ogni piano dei terrazzi in sequenza tutti diversi tra loro, ognuno unico e irripetibile nell’intero grattacielo.
I materiali delle balaustre con cui questi balconi sono stati protetti, assieme ai sei diversi tipi di vetro utilizzati per le facciate, con spessori e colorazioni diverse a seconda dell’orientamento, sono stati scelti con la precisa funzione di rendere l’edificio riconoscibile come tale dagli uccelli migratori, scongiurando il rischio che questi muoiano sbattendovi contro (una delle maggiori cause di morìa di uccelli nelle città) e garantendo alla progettista il Proggy Award dagli animalisti di Peta.
L’intera progettazione è stata impostata per far rispondere il grattacielo ai requisiti di sostenibilità della certificazione energetica LEED, grazie ad accorgimenti di efficientamento e risparmio energetico distribuiti in tutta la struttura. La stessa conformazione delle facciate, con forti zone d’ombra procurate dai balconi, permette di abbattere d’estate il surriscaldamento della pelle dell’edificio, con conseguente minore uso di condizionamento. D’inverno, il sole più basso sull’orizzonte invece riesce, grazie alla non forte sporgenza dei balconi stessi, a scaldare i vetri a sufficienza abbattendo l’escursione termica tra l’interno ed esterno.
Alla base dell’edificio un grande giardino pensile praticabile, con alberi e pista per jogging, abbatte l’isola di calore di quella porzione urbana, e regala ossigeno agli abitanti di tutto il quartiere. Nei sotterranei, all’altezza del garage, è addirittura presente la prima stazione di servizio a ricarica elettrica di tutta la città.
Un grattacielo “verde” pensato quindi come sistema urbano, usufruibile da tutti oltre che dai soli abitanti dell’edificio.
Non è una invenzione nuova: in realtà in architettura sostenibile lo scambio di funzioni tra gli edifici e l’intorno urbanizzato sta diventando sempre più una prassi. All’estero. Un’altra cosa da copiare di sana pianta nel nostro modo di progettare le città.
Per approfondimenti:
Graziella Dolfi

Pubblicato:

Giovedì, 16 Settembre 2010

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