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LA ZUCCA MAGICA

Categoria // Orientamenti, Architettura

Il nuovo stadio di Johannesburg è l’ultimo esempio di un recupero edilizio tutto all’insegna della sostenibilità sociale e ambientale.

LA ZUCCA MAGICA

La zucca è il simbolo dell’Africa che maggiormente la rappresenta e la rende riconoscibile in tutto il mondo. Questa è stata la motivazione per la vittoria di questo progetto di Boogertman Urban Edge and Partners + Populous, nel concorso internazionale indetto dalla municipalità di Johannesburg, al quale hanno partecipato progetti ispirati tutti alla individuazione di una forma che evocasse la natura composita e complessa del continente nero.

In tutta l’Africa la zuccacalabash nella lingua locale, è il contenitore, la pentola, è l’oggetto più comune e assieme più rappresentativo del concetto di casa e di comunità.

La nuova casa del calcio sudafricano, è a forma di zucca, una zucca larga, accogliente, colorata.

Il Soccer City Stadium, si trova a sud-ovest della città, accanto alla culla del calcio locale, il quartiere di Soweto, dove vive il 40% della popolazione e dove tutti giocano a pallone fin da bambini.


La costruzione iniziale, sulla quale è poi stato “inserito” il nuovo stadio, fu creata nel 1980 grazie ai leader di diverse squadre di calcio del Sudafrica che unirono le forze per finanziare la costruzione del primo stadio di calcio internazionale del Paese che, nel 1990, ha anche ospitato il primo discorso pubblico di Nelson Mandela dopo la sua liberazione.


Un luogo pieno di significato quindi, che non andava dismesso bensì recuperato, integrato ancora di più sul territorio e al tempo stesso lanciato nella fantasia di tutti i tifosi del mondo come il tempio del calcio mondiale. 
La scelta di avviare un recupero edilizio complesso ha comportato uno sforzo organizzativo enorme da parte della a amministrazione locale, che ha voluto farne un esperimento di carattere anche sociale, oltre che tecnologico. E’ qui la caratteristica di sostenibilità maggiore di questo intervento di recupero edilizio che in sé, da un punto di vista prettamente tecnologico presenta sicuramente dei punti di interesse sostenibile, ma non tra i più all’avanguardia.


Sostenibilità significa anche integrazione tra ingegneria, ambiente e territorio. L’ambiente e il territorio di Johannesburg avevano bisogno di una ingegneria a misura d’uomo e soprattutto a misura delle risorse disponibili sul posto.
Si è deciso allora di affrontare la costruzione dello stadio come una grande opportunità di crescita delle maestranze oltre che di applicazione di tecniche di risparmio e di ottimizzazione di risorse nella costruzione.


Questo progetto è interamente in cemento, utilizzato sia per consolidare le fondamenta esistenti, sia per innalzare i 12 nuovi pilastri altri 40 metri che sorreggono la copertura superiore a sbalzo da un enorme traliccio circolare, e la nuova struttura, innalzata di un piano e rivestita da pannelli di fibrocemento rinforzato leggero colorato in una selezione di otto colori e due textures che fanno riferimento alla tonalità e alle texture della calabash.


L’involucro esterno è punteggiato da pannelli vetrati o aperti che costituiscono il motivo della facciata e che sembrano sparire quando i volumi sono illuminate all'interno. La facciata è articolata in 10 fasce verticali, geograficamente allineate con gli altri 9 stadi dei mondiali 2010 e con lo stadio di Berlino, sede della finale dei Mondiali 2006, il tutto a rappresentare la strada verso la finale di questa edizione.


Tutto il nuovo impianto strutturale è impressionante e viene immediatamente percepito nella sua importanza da chi si avvicina allo stadio. La sua natura di intervento ad alto indice di sostenibilità è però soprattutto in ciò che non si vede, di altrettanta complessità , come per esempio il sistema idraulico, progettato per raccogliere e distribuire i 3000 metricubi d’acqua piovana che viene raccolta durante la stagione delle grandi piogge e stoccata in un gigantesco serbatoio nascosto sotto la struttura. Le acque servono per alimentare l’irrigazione del campo, le 1100 toilettes distribuite in tutto l’edificio, e il lavaggio costante di tutte le superfici interne ed esterne con un sistema di distribuzione a caduta dall’alto.


Altrettanto interessante (e completamente nascosta) è la raccolta differenziata dei rifiuti, organizzata con un complesso metodo logistico, che consente ai rifiuti di viaggiare sempre separati da tutto, con ascensori dedicati e aree per la pulitura costante dei contenitori.


Il sistema di riscaldamento è elettrico a basso voltaggio, come anche la distribuzione di acqua calda centralizzata. Tutte le funzioni, comprese quelle della sicurezza, i sistemi di allarme, l’alimentazione delle pompe idrauliche, sono gestite da una centrale di sistema che ne controlla e ottimizza il consumo energetico.


Potremmo andare avanti per ore a descrivere tutte le caratteristiche tecniche sostenibili di questo stadio. Eppure l’aspetto di sostenibilità maggiore di tutti non è scritto sulla scheda di prodotto
Riguarda il lavoro di educazione fatto sugli operai e le maestranze tutte che sono state coinvolte in questa costruzione. Il progetto Soccer City Stadium ha implementato una iniziativa di training intensivo e continuativo sulle maestranze locali per dotarle di tutte le conoscenze necessarie a questa costruzione nello specifico, ma anche in generale, al fine di contribuire allo sviluppo completo della comunità locale.


Il training fatto su circa 1700 persone infatti non si fermerà e verrà portato avanti in un centro di addestramento che avrà come obiettivo la creazione di una nuova generazione sudafricana di operai specializzati.
Un'iniziativa che raccoglie simbolicamente tutta l’energia che sprigiona da un intervento apparentemente solo ingegneristico, e invece molto intenso e di grande esempio soprattutto dal punto di vista sociale.

Gemma Sinibaldi

Pubblicato:

Giovedì, 10 Giugno 2010

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