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LA VIA D'ACQUA

Categoria // Orientamenti, Architettura

Il recupero edilizio di un deposito di grano su un canale regala alla città di Palencia un museo sull’acqua del tutto particolare.
 

LA VIA D'ACQUA

Il Museo del Agua fa parte del programma di riqualificazione di una zona della città spagnola di Palencia rimasta in disparte nella programmazione del territorio e dimenticata ormai da anni, che mira ad un ambizioso e articolato progetto di recupero dell’ambiente della Darsena del Canal de Castilla.

Oggetto della riqualificazione edilizia è uno dei capannoni-magazzino che fiancheggiano la Darsena, un tempo destinati allo stoccaggio del grano proveniente dalle campagne circostanti e trasportato dalle chiatte fino in città. Si tratta di una tipica costruzione portuale in muratura portante, con uno strato di mattoni faccia-vista all'esterno e un ritmo marcato di porte e finestre. La copertura è composta da una struttura regolare di capriate in legno con tiranti metallici. Una costruzione come ce ne sono tante in tantissimi porti anche italiani, che spesso versano in totale abbandono, pur mantenendo un fascino storico e architettonico di tutto rispetto.

 

La restituzione alla città di questi spazi in disuso passa da una programmazione sostenibile del territorio che tenga conto delle esigenze dell’ambiente e della popolazione. Per il recupero edilizio di un capannone del genere è possibile proporre infinite attività utili ai cittadini. Il museo è solo una delle declinazioni possibili, e comunque rappresenta una soluzione facilmente replicabile anche in realtà nostrane.

Nel progetto del Museo del Agua gli architetti del MID studio, David Serrano Amatriain e Velez Maier Olabarria, hanno scelto di interagire con il canale in ogni soluzione dell’assetto architettonico.
L’elemento più immediato che conferma questa volontà è il corso d’acqua interno alla sala espositiva, illuminato da una spina di lucernai a soffitto che corrono lungo tutto il dorso del tetto, dando alla copertura il ruolo di fonte di luce naturale, la luce migliore per illuminare una sala di esposizioni.


Lo specchio d’acqua interno attorno al quale i visitatori si trovano a sostare mentre osservano le opere esposte illuminate dalla luce naturale zenitale, spinge il perimetro del museo ancora di più verso il canale, che non viene regalato alla vista da grandi vetrate, come ci si potrebbe facilmente aspettare, ma viene suggerito e seminascosto da finestre-fessura, accanto alle quale potersi sedere e osservare fuori solo se si desidera appropriarsi del panorama esterno.
Un approccio di sottolineatura e di "esposizione" dell’ambiente esterno assolutamente originale, che propone di accorgersi di dove si è e di quanto bello e importante sia il rapporto tra dentro e fuori, semplicemente concedendolo a piccoli pezzi, quasi nascondendolo.


La sostenibilità è anche questo: recuperare spazi perduti regalando loro una nuova funzione intelligente e dignitosa, non alterando l’assetto primario della costruzione, e inventando un nuovo modo di relazionarsi con l’ambiente e il territorio, fatto di idee sussurrate, di scorci suggeriti che attivano la curiosità e quindi una relazione finalmente attiva con lo spazio in cui ci si muove.

Graziella Dolfi

Pubblicato:

Giovedì, 08 Luglio 2010

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