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L'ELEGANZA DEL RICCIO

Categoria // Orientamenti, Architettura

Un esempio di biomimetismo estremo trasforma un cubo insignificante in un’opera d’arte.

L'ELEGANZA DEL RICCIO
Il padiglione dell’Inghilterra all’Expo Universale di Shanghai rappresenta l’omaggio estremo alla capacità indiscussa dell’architettura di parlare alla mente a al cuore contemporaneamente.


Il progetto di Thomas Heatherwick, a capo di uno degli studi di architettura più straordinari attualmente in azione nel mondo, ha del folle e del magnetico allo stesso tempo.


L’obiettivo era strabiliare e portare l’attenzione del pubblico sul padiglione inglese. A disposizione c’era un semplice cubo preesistente.
Questo cubo, con un'azione di riqualificazione edilizia totale è stato trasformato in un gioco con una sequenza: si immagina un riccio incartato in un foglio di carta che poi viene aperto e lasciato libero. Il cubo-riccio infatti giace su una piattaforma di 6000 mq a forma di carta stropicciata che si solleva in alcuni punti creando percorsi coperti per raggiungere l’interno del padiglione.


Il riccio è composto da un rivestimento esterno del cubo fatto da con 60mila filamenti acrilici trasparenti – lunghi 7,5 metri – in grado di oscillare seguendo il movimento del vento.
Ciascun filamento contiene, incassati all’estremità, uno o più semi di piante rare protette. Insieme formano una “galassia sospesa” di sottili astucci di vetro contenenti diverse tipologie di semi. Di qui la scelta di battezzare la bizzarra struttura The Seed Cathedral, una gigantesca banca di semi di piante, provenienti dal Kunning Institute of Botany della Cina.


Durante il giorno i filamenti fungono da fibre ottiche, incanalando la luce naturale verso l’interno. Durante la notte la luce artificiale degli spazi interni, condotta all’esterno sino all’estremità di ogni filo, fa brillare l’intera struttura.


«Il nostro compito – spiega Thomas Heatherwick – era realizzare un oggetto straordinario, non riconoscibile nei termini convenzionali, collocato in uno spazio aperto. I visitatori potranno esplorare entrambi a modo loro. Piuttosto che realizzare una chiara immagine pubblicitaria per il Regno Unito, desideriamo per il nostro padiglione riuscire a trasmettere una più profonda comprensione della ricchezza della cultura contemporanea britannica».


Sulla ecosostenibilità del progetto si è discusso a lungo. Non solo i compositi acrilici dei 60mila filamenti non rientrerebbero tra gli eco-materiali. Ulteriore elemento di contestazione sarebbe inoltre la scelta di incassare i semi nei filamenti che, in tal modo, non potranno più essere riutilizzati in natura.


In realtà le critiche arrivano da un confuso concetto di sostenibilità. Sostenibile è tutto ciò che recupera energia o materiali già esistenti in natura per riutilizzarli senza produrre scarto o spreco.
La fibra ottica è un elemento ad altissima tecnologia che veicola informazioni, in questo caso luce naturale; è stata inserita in filamenti plastici ottenuti secondo una tecnica di produzione che segue il principio di riutilizzo delle materie plastiche dismesse.


Il fatto di mettere dei semi annegati nella materia plastica è una scelta simbolica, che si può discutere, ma che è assolutamente legittima. Va sottolineato, sempre per mettere chiarezza nel concetto di sostenibilità, che il seme è un elemento naturale che per natura è rinnovabile. Ciò che è rinnovabile è riproducibile, ciò che è riproducibile è sostenibile.
Come sostenibilissima è la volontà del padiglione inglese di portare attenzione su di sé così almeno di questi temi si è parlato. E’ la legge del marketing…e gli Expo servono anche per questo.

 

per approfondimenti:
www.heatherwick.com
Gemma Sinibaldi

Pubblicato:

Giovedì, 29 Luglio 2010

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