GRANDI OPERE

AAA SOSTENIBILITÀ CERCASI

Categoria // Orientamenti, Architettura

Inaugurata la nuova area espositiva del Louvre a opera degli architetti Bellini e Ricciotti.

AAA SOSTENIBILITÀ CERCASI
È stato inaugurato questa settimana il nuovo dipartimento del Louvre, dedicato alle Arti dell'Islam. Soprannominato "il velo islamico" il nuovo spazio espositivo si identifica proprio come un drappo leggero e dorato immortalato pochi attimi prima di toccare il suolo.

Sorge all'interno della settecentesca Corte Visconti e rappresenta il secondo edificio moderno del Louvre, realizzato a distanza di 20 anni dalla famosa Piramide di Ming Pei.
La struttura, per rispondere a un'idea di "integrazione dolce e senza violenza" con l'edificio preesistente,  molto cara ai progettisti, è stata pensata come ipogea, su due livelli, ed è stata realizzata con materiali che ne esaltano il concetto di leggerezza.

Entrando nello spazio museale infatti, pur essendo circondati da pareti scure di cemento cerato e pavimenti di pietra nera, non ci si sente affatto sotto terra  perché  si attraversa uno spazio colmo di luce diffusa.

Il  "velo" con la sua doppia pelle, costituita da uno strato esterno di pannelli di cristallo e uno interno in maglia di acciaio, permette al visitatore di vedere, al di là del gioco di pieghe e onde, le facciate della corte esterna e il cielo parigino.

Il tutto è modulato in modo da graduare l'intensità della luce ed evitare l'abbagliamento, soprattutto in estate, quando  il livello di luce negli spazi espositivi non supera il livello lux richiesto per la corretta conservazione dei manufatti e il comfort dei visitatori.

Un'opera molto suggestiva ma questo o poco più è tutto ciò di cui giornali, articoli e siti web non fanno altro che parlare: la  poetica suggestione che accompagna il visitatore attraverso gli oltre 3500mq di esposizione sull'arte islamica.

«L'arte è un terreno neutro d'incontro tra i popoli» spiegano i progettisti, ma in questo caso, quand'è che l'arte incontrerà la sostenibilità?
Probabilmente dopo oltre 10 anni di lavori l'entusiasmo generale si è focalizzato maggiormente sugli eventi, sull'inaugurazione del sito, sugli aspetti politici e sociali cui quest'opera rimanda...ma possibile che non nessuno parli delle scelte tecnologiche o impiantistiche adottate per far funzionare un opera di tale portata?

Unica indicazione di sostenibilità pare essere l'installazione di pannelli solari su porzioni della copertura, come se questo potesse bastare per bilanciare l'enorme dispendio di energia che comporterà tenere in attività un edificio di 3500mq su due livelli open space!!!

Se neanche per le grandi opere ci si preoccupa di "fare meglio" come possiamo sperare che lo facciano i milioni di operatori privati che ogni giorno rispondono solo a vecchie logiche costruttive ricche di scelte non-sostenibili?

Il museo sarà anche nuovo ma la storia sembra ancora la stessa.
Ilaria Vigorito

Pubblicato:

Venerdì, 28 Settembre 2012

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