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HEIDI NON C'E'

Categoria // Residenziale, Recupero Edilizio, Architettura Sostenibile

È raro trovare delle ristrutturazioni progettate e realizzate con uno spirito generale di sostenibilità. Ma quando si trovano, come questo maso di montagna, vanno sottolineate per rendere noto come il recupero edilizio del patrimonio esistente, più che la costruzione ex novo, è il vero orizzonte di sostenibilità a cui lo spazio abitato deve fare riferimento.

Tablà a Selva di Cadore
Gli edifici adibiti a stalla e fienile, o tabià, in dialetto bellunese, sono costruzioni estremamente caratterizzanti: realizzate in legno su un basamento in pietra, con il sistema a blockbau (tronchi sovrapposti incastrati) e standerbau (tronchi portanti verticali e di sostegno orizzontali) avevano originariamente il tetto, a due spioventi, coperto di scandole. Negli ultimi anni i tabià sono stati oggetto di recupero edilizio e di conversione ad altra destinazione d’uso. È questo il caso del tabià recuperato da EXiT architetti associati (Francesco Loschi, Giuseppe Pagano, Paolo Panetto) a Selva di Cadore a cui un appassionato della montagna aveva chiesto di convertirlo in casa di vacanze per sé e per la sua famiglia.
Il punto di partenza è stato un rilievo accurato delle parti lignee e degli incastri strutturali. Successivamente l’edificio è stato smontato e rimontato: molte travi e assi del vecchio tabià sono state recuperate e ripulite, altre sono state integrate scegliendo elementi lignei di recupero, in modo da garantire una continuità cromatica e dei materiali.
Dal punto di vista volumetrico sono state eliminate le aggiunte che nascondevano il volume originario, mentre altre preesistenze sono state mantenute e rilette secondo un linguaggio minimale e “necessario”. La nuova struttura portante in acciaio a vista verniciato di nero, disposta secondo una geometria e una distanza tra le parti adatte alla misura e modularità consolidata dei tabià, collabora con quella originaria in legno, si svela e non viene negata. In alcune parti della costruzione le travi in acciaio vengono rivestite da travi in legno di recupero adeguatamente scavate.
La casa è dotata di un sistema a pannelli fotovoltaici totalmente integrato nella copertura realizzata in scandole di larice. Particolare attenzione negli interni è stata posta alla scelta dei materiali naturali: legno di larice e abete, pietra dolomia, acciaio nero e intonaco grezzo bianco. Ogni ambiente domestico si caratterizza per un preciso intreccio di questi quattro materiali naturali fondamentali, freddi o caldi, a costituire un sistema unico, ben bilanciato e perfettamente integrato alla natura di ogni stanza. Il legno utilizzato è il larice per le parti strutturali e l’abete per i tamponamenti.
La logica dei tabià è quella che il legno continui a invecchiare in modo naturale con il trascorrere del tempo dotandosi di una protezione naturale e modificandosi cromaticamente (tonalità grigie per il lato nord e rossicce per gli altri fronti), fino a stabilizzarsi. Una logica in pieno accordo con il tema della sostenibilità.
Nel progetto di recupero di un edificio come questo il rapporto tra architettura, spazi interni e paesaggio si deve incontrare con l’utilizzo dei materiali, con le lavorazioni e le azioni che il legno subisce. Spazio e materia sono pensati quindi in continuità. Il legno diventa quindi testimone del passare del tempo e della storia dell’edificio stesso.
L’interesse è di mantenere i segni del tempo: scalfitture, chiodature e incastri particolari, sia dal punto di vista visivo che tattile. I tamponamenti esterni segnano il passare degli anni e il legno muta continuamente a seconda delle stagioni, della luce naturale e dell’umidità. È questo l’aspetto interessante del recupero sostenibile: ridare dignità a quanto di meglio l’edificio propone, aiutandolo a essere al passo con i tempi.
Graziella Dolfi

Pubblicato:

Giovedì, 24 Marzo 2011

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