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LEGGERO COME IL CEMENTO

Categoria // Nuova Edificazione, Residenziale, Architettura Sostenibile

Completata nell’ottobre 2011, questa casa neozelandese è la dimostrazione di cosa la tenacia e l’energia di una persona possano permettere di fare!

Simon Twose architetto Nuova Zelanda
Dai materiali impiegati si direbbe trattarsi della solita costruzione convenzionale: cemento, ferro e vetro… ma l’intenzione del committente, che ne è stato anche il costruttore, sin dall’inizio è stata proprio quella di superare le convenzioni e vincere una sfida: realizzare una grande casa, in un lotto molto piccolo, scontrandosi con una normativa edilizia molto stringente.

È infatti dopo lunghissimi incontri con l’amministrazione comunale e dopo varie negoziazioni che Simon Twose, il progettista, è riuscito a ottenere di andare in deroga alle norme locali, che promuovevano case in periferia collocate al centro dei lotti, sviluppate in altezza e per questo tutte molto simili. La costruzione di cui parliamo è realizzata invece sui confini del lotto, è di soli 2 piani e si apre all’interno, racchiudendo un patio privato.

Ne è derivata un’abitazione che risponde perfettamente anche al contesto geologico ed estetico di Wellington, città neozelandese che sorge tra le colline createsi dall’incontro tra le placche tettoniche del Pacifico e quelle dell’Australia. È infatti alla volontà di rievocare la genesi di quel territorio che si deve la decisione di usare pesanti schermi in cemento che sembrano essere sorretti da forze invisibili: disposti in vari modi, appoggiandosi, rialzandosi o galleggiando, questi elementi dinamici vanno a formare la scocca esterna della casa simulando il movimento.

L’impiego dei materiali è stato inoltre completamente ripensato, andando a definire una volumetria sinuosa e interessante che vede l’interno e l’esterno della casa come un tutt’uno: un unico spazio continuo caratterizzato dalle dinamiche familiari e sociali di chi ci vive in rapporto attivo e continuo anche con il paesaggio circostante: all’interno ciò che c’è fuori e fuori ciò che c’è dentro.

Chiaramente ci sono delle zone interne di maggiore intimità, con vari gradi di privacy per soddisfare il modo in cui il cliente vuole vivere ogni area, nonostante questo risulti un po’ compromesso dalla completa e continua introspezione che vi è tra le parti opposte della casa che affacciano sul giardino interno.

Se per realizzare interventi così validi si deve andare in deroga alle norme locali, perché troppo stringenti od obsolete, forse allora sarebbe il caso di rivederle un po’ per agevolare un’architettura più adeguata alle necessità di oggi e all’avanguardia!

Ilaria Vigorito

Pubblicato:

Lunedì, 28 Maggio 2012

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