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WARKA WATER – L’ALBERO DELLA VITA

Categoria // Architettura Sostenibile

Lo Studio Architecture and Vision ha proposto un progetto per il recupero di acqua piovana in Etiopia. Una torre di raccolta chiamata Warka Water capace di donare alla popolazione etiope acqua potabile grazie ad un semplice processo naturale. 

WARKA WATER – L’ALBERO DELLA VITA

Studi recenti dimostrano che solo il 34 % della popolazione etiope ha accesso ad una rete idrica. Ciò implica che circa 60 milioni di persone non hanno la possibilità di avere acqua potabile.

Per migliorare questa drammatica situazione è stato realizzato un progetto tutto italiano.

Gli architetti Arturo Vittori ed Andreas Vogler dello studio Architecture and Vision, con il supporto del Centro Italiano di Cultura di Addis Abeba e la EiABC (Ethiopian Institute of Architecture, Building Construction and City Development), hanno trovato una soluzione grazie al progetto “Warka Water” (WW).

WW rappresenta una torre di raccolta dell’acqua realizzata a mano con materiali naturali. Ha una struttura reticolare a maglia triangolare di giunco, un materiale a chilometro zero dal momento che è facilmente reperibile nelle zone limitrofe. Questo dà la possibilità agli abitanti stessi di questo territorio di costruirsi da soli questo sistema idrico indipendente.

L’altezza della torre è di 9 metri ed all’interno è posizionata una rete costituita da un tessuto speciale, chiamato polietilene tessile, in grado di raccogliere l’acqua presente nell’aria tramite la condensazione.

La “Warka Water” può raccogliere fino a 100 litri d’acqua potabile al giorno e pesa soltanto 60 kg diventando facilmente spostabile.  E’ composta da 5 moduli che possono essere installati partendo dal basso verso l’alto da 4 persone; infine, come ultimo accorgimento, deve essere fissata al terreno proprio per la sua leggerezza.

L’origine di questo progetto italiano riassume aspetti sociali, ecologici ed estetici molto profondi per la cultura etiope. La parola Warka è stata scelta per dare nome al progetto perché, nella lingua etiope, significa “grande albero di fico” che nella tradizione è simbolo di fecondità e generosità; nella cultura pastorale etiope individua inoltre un luogo di aggregazione ed istituzione della comunità. Infine, come ulteriore riferimento, è stata individuata la nassa, strumento che, tradizionalmente, viene usato per pescare nel Mediterraneo.

Questo progetto è stato presentato per la prima volta alla Biennale di Architettura di Venezia nel 2012 e proprio in questi mesi del 2015 gli architetti si stanno impegnando per concretizzarlo e diffonderlo nei territori rurali etiopi.

 

Photo credit: http://www.architetturaecosostenibile.it

 

Clara Simonetti

Pubblicato:

Venerdì, 26 Giugno 2015

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