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DA UN PUGNO DI SABBIA

Categoria // Eventi Sostenibili

Il modello dell’oasi come alternativa alla vita urbana, il problema della desertificazione, la scarsità delle risorse idriche e la sicurezza alimentare sono soltanto alcune delle tematiche discusse durante la serata di KKL in collaborazione alla fondazione Corriere della Sera.

DA UN PUGNO DI SABBIA

L’evento promosso da KKL (Keren Kayemet LeIsrael) e JNF (Jewish National Fund), in collaborazione con la fondazione Corriere della Sera, è stato un viaggio tra teatro, scienza, libri, architetture ed immagini per raccontare il miracolo dell’acqua e del deserto che diventa fertile.

Il KKL – Fondo Nazionale Ebraico – è la più antica organizzazione ecologica al mondo; Il suo know-how e lo sfruttamento delle risorse esistenti hanno trasformato zone desertiche in meravigliose terre verdi.

KKL è il partner principale del Padiglione Israele a Expo Milano 2015.

L’evento si è aperto con un filmato di presentazione dell’attività di KKL-JNF: una storia che racconta oltre 114 anni di successo ed eccellenza nel campo della forestazione, delle tecnologie idriche, della sicurezza alimentare e della lotta alla desertificazione. L’attività di KKL-JNF è caratterizzata da un forte impegno nella ricerca, nello sviluppo, nell’istruzione e nella cooperazione internazionale portando la sua esperienza in tutto il mondo. 

Efi Stenzler, presidente mondiale di KKL-JNF, ha sottolineato nel suo intervento il legame ancestrale tra l’uomo e il deserto. Territorio ostile ma anche simbolo di una genesi, il deserto è sempre stato una fonte di grande ispirazione per artisti e scrittori. Il presidente ha concluso il suo intervento citando Isaia 35: “…perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso si muterà in sorgenti d'acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie…” (Isaia 35).

Dopo le parole del presidente di KKL è salita sul palco l’attrice Pamela Villoresi che ha letto e interpretato brani tratti da A piedi scalzi nel Kibbutz (Feltrinelli) di Masal Pas Bagdadi, scrittrice e psicoterapeuta, e da Nata sotto una pianta di datteri, drammaturgia di Daniela Morelli inserita nel romanzo Yusdra e la città della sapienza (Mondadori).

Dopo l’intensa interpretazione della Villoresi è salito sul palco Pietro Laureano, architetto e urbanista, consulente UNESCO per le zone aride, la civiltà islamica e gli ecosistemi in pericolo. L’arch. Laureano ha parlato delle antiche civiltà del deserto, della vita nel deserto, delle oasi e dell’importanza del lavoro che sta facendo KKL piantando alberi, rinverdendo ecosistemi e purificando l’acqua. “Siamo di fronte ad una situazione drammatica per la nostra civiltà”, afferma Laureano, “dove le risorse del pianeta si stanno esaurendo perché ne stiamo utilizzando più di quanto il pianeta riesca a rinnovarne”.

Il modello dello sviluppo urbano, iniziato più o meno 8.000 anni fa, sta mostrando i suoi limiti. Siamo di fronte alla necessità di cambiare il modello, di cambiare paradigma, di cambiare la mentalità; e non potranno risolvere il problema coloro che l’hanno provocato. L’esempio storico cha ha portato l’architetto è la torre di Gerico, una costruzione di pietra che risale a 10.000 anni fa, quando l’umanità era ancora composta da nomadi, considerata come esempio di architettura di guerra, adibita alla difesa della città. In quel periodo la popolazione cominciava a diventare stabile, costretta a coltivare la terra per poter garantire questa loro nuova sedentarietà. Tante strutture antiche come, per esempio, le piramidi, sono state utilizzate per la raccolta dell’acqua. Bisogna considerare, però, che la terra in quel periodo era diversa da quella che troviamo oggi; era più fertile e più verde. Va ricordato infine che i cambiamenti climatici che hanno portato alla formazione dei deserti sono processi che continuano ad esistere ancora oggi.

La torre di Gerico, nient’altro che un’antica struttura per la raccolta dell’acqua, è una delle testimonianze più antiche di un’oasi: un ecosistema sofisticato. Il modello dell’oasi nel deserto, un microcosmo in cui l’acqua, le piante, gli animali e l’uomo si integrano in un sistema ecologico capace di dare e conservare la vita, potrebbe essere il nostro modello per lo sviluppo futuro del pianeta: un’alternativa valida al modello urbano delle città di oggi.

Photo Credit: http://israelandbeyond.me/2012/01/03/nahal-zin-in-the-negev-desert/

Amit Anafi

Pubblicato:

Lunedì, 15 Giugno 2015

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