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SPAZI SOSTENIBILI

NOVITA' IN BANCA

Categoria // Nuova Edificazione, Terziario, Architettura Sostenibile

A Milano l'efficienza, il risparmio e la sostenibilità si fanno.

Complesso tre torri Unicredit Milano
Il complesso di tre torri della Unicredit, disposte a semicerchio intorno alla nuova Piazza Gae Aulenti, che ospiteranno circa 4.000 dipendenti, è opera dello studio americano Pelli Clarke Pelli Architects e sarà in grado di consentire all'azienda un risparmio annuo sui costi immobiliari di circa 25 milioni di euro.

Per questo le parole di Federico Ghizzoni, Amministratore Delegato di UniCredit, all'inaugurazione della nuova sede venerdì 14 dicembre, sono state: "Siamo orgogliosi di poter condividere con Milano un progetto di eccellenza sotto il profilo della riqualificazione urbana e dell'ecosostenibilità!"
Beh certo, c'è davvero da essere orgogliosi, il nuovo Quartier Generale del Gruppo bancario infatti ha addirittura ricevuto la certificazione Leed Gold dal GBC, e rientra nel piano Europeo per la riduzione di CO2 del 30% entro il 2020.

Ma come è possibile ottenere certi risultati semplicemente costruendo un nuovo edificio?

Con i suoi 231 metri di altezza, l'edificio, che vanta la torre più alta d'Italia, presenta dei valori di risparmio energetico e soluzioni di recupero e riutilizzo delle acque, impiego di materiali riciclati e di provenienza locale davvero considerevoli, ma nel complesso non dissimili da quelli che caratterizzano ultimamente numerosi edifici eco-sostenibili.

L'aspetto più importante ed interessante è invece che il complesso è stato oggetto, a partire dal 2009, di un importante progetto di razionalizzazione aziendale che ha fatto approdare Unicredit ad un nuovo concetto di "smart working" e di sfruttamento degli spazi.

Si tratta dell'evoluzione dell'open-plan, pensato oggi per mettere insieme varie funzioni durante la giornata e non differenziare più i luoghi di lavoro in modo gerarchico come accade da anni. Il progetto "take your space" avviato dal Gruppo ha messo in atto una nuova concezione degli ambienti interpretando in modo diverso le nuove esigenze e abitudini lavorative.

Grande importanza è stata destinata, ad esempio, alle aree di uso comune, come meeting room, aree di incontro informale, auditorium, project area, quiet zone o area break , che occupano circa il 30% delle superfici totali e a cui si aggiungono ambienti aperti e totalmente trasparenti dove sono collocate le postazioni di lavoro. 
Le persone possono quindi incontrarsi, riposarsi o isolarsi a seconda delle necessità e vivere lo spazio di lavoro in modo diverso. L'ambiente informale è stato implementato perché stimola interazione tra le persone in maniera più propositiva e diversa dal solito, permettendo scambi di idee ed informazioni che spesso avvengono più agevolmente davanti alla macchinetta del caffè piuttosto che durante riunioni organizzate. C'è inoltre la quasi totale eliminazione delle stanze singole, che rimangono solo per le aree top-management , e tutto funziona con il desk-sharing che permette a chiunque di scegliere dove e come lavorare a seconda del giorno.

Ma come è possibile che i nuovi uffici, nonostante tutti questi servizi al personale, registrino una riduzione dello spazio medio per dipendente da 17 a 11mq?

E' possibile perché in tutti gli uffici privati o pubblici, situati in edifici e strutture spesso risalenti agli anni '60 se non addirittura di carattere storico, lo spazio inutilizzato è tantissimo e spesso ci si ritrova in 20 dipendenti all'interno di spazi che per superficie potrebbero ospitarne il doppio. Basti pensare ad immensi corridoi, ad interminabili stanze dirigenziali, ad uniche sale conferenze dove si fa riunione 2 volte l'anno, ad archivi pieni di documenti cartacei di difficile consultazione e aggiornamento, a numerosi uffici dove il personale è presente solo alcuni giorni a settimana perché svolge incarichi fuori sede. 
Si pensi poi a quanto si risparmierebbe, inquinando meno, se il tutto venisse riorganizzato in modo intelligente. I risparmi sull'affitto, il riscaldamento, la manutenzione e l'illuminazione di questi ambienti sarebbe davvero alto perché lo spazio ha un costo e questo Unicredit lo ha capito.

Già da anni infatti il gruppo si muove in azioni di risparmio energetico, disincentivando l'uso dell'auto, utilizzando materiali riciclati, diminuendo l'utilizzo di carta etc. ma, come ha sintetizzato Paolo Gencarelli, responsabile Service Line Real Estate "La grande leva per l'efficienza sono gli spazi, che sono una risorsa essenziale, da usare al meglio". Per questo è stato avviato un Piano immobiliare europeo dell'azienda che prevede la riorganizzazione di tutte le principali sedi europee del gruppo bancario nei prossimi mesi, per liberare fino a 650 mila metri quadri entro il 2015 e vivere meglio, spendendo e inquinando di meno!
Ilaria Vigorito

Pubblicato:

Giovedì, 20 Dicembre 2012

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